Diabrotica e ferretti

Con riguardo alla diabrotica (Diabrotica virgifera virgifera, a destra nella foto la larva, sotto gli adulti: il maschio in basso e la femmina in alto) i danni per la coltura sono risultati negli ultimi anni molto variabili, ma sempre più pronunciati negli areali di più recente infestazione e dove è stato minore il livello di attenzione aziendale per l’adozione di accorgimenti agronomici di difesa specifici.

Larve e pupe

Le larve sono di colore biancastro e a maturità misurano circa 15-18mm. Vivono nel terreno e hanno tre stadi di sviluppo, di cui l’ultimo è il più lungo. Il maggior numero può essere rinvenuto entro una profondità di circa 15 cm. Nelle nostre condizioni di pianura possono essere generalmente rinvenute a partire da maggio, poi per tutto giugno e occasionalmente a luglio. I primi danni alle radici si osservano tipicamente tra maggio e giugno, mentre le conseguenze dell’attività larvale si rendono particolarmente evidenti tra la fine di giugno ed i primi di luglio. La durata dello sviluppo larvale è di circa 30 giorni. L’umidità del suolo favorisce la sopravvivenza delle larve. La percentuale di sopravvivenza dipende anche dalla presenza di piante ospiti e dalle disponibilità alimentari. Le larve mature sono localizzate vicino alla superficie del suolo dove avviene la trasformazione nello stadio di pupa.

Adulti

Le femmine sono lunghe, in genere, da 4,2 a 6,8 mm e i maschi da 4,4 a 6,6 mm. I maschi sono generalmente più scuri delle femmine e presentano in modo specifico elitre quasi interamente scure, se si eccettuano due macchie gialle distali all’estremità dell’addome. Tuttavia è frequente osservare sulle elitre dei maschi anche le tre linee longitudinali bruno-nerastre che caratterizzano le femmine. La lunghezza delle antenne è maggiore nei maschi, dove raggiunge o supera quella del corpo, mentre nelle femmine è limitata ai 3/4 della sua lunghezza. Inoltre i segmenti antennali II e III sono di uguale lunghezza nei maschi, mentre nelle femmine il III è distintamente più lungo del II. In Pianura Padana gli adulti volano da giugno ad ottobre. In Lombardia l’inizio dei voli si verifica, in genere, a partire dalla seconda decade di giugno ed è condizionato dall’andamento termico stagionale. La presenza degli adulti in campo inizia ad essere significativa dalla terza decade di giugno e raggiunge la maggiore consistenza tra la fine di giugno e la prima decade di luglio, periodo che in molte aree può coincidere con la fioritura del mais, proseguendo poi fino ad autunno inoltrato. La loro maggiore densità si osserva comunque durante la fioritura. Gli adulti sono maggiormente attivi durante le ore serali e di primo mattino. Essi riducono l’attività nelle ore più calde, quando si possono trovare aggregati, anche in gran numero, nelle porzioni meno esposte della pianta, tipicamente alla base della spiga, fra le sete, o protetti dalle guaìne fogliari.
La longevità degli adulti è condizionata da molti fattori, tra i quali la disponibilità e la qualità del cibo, la lunghezza del fotoperiodo, ecc. I primi accoppiamenti si verificano subito dopo l’inizio dello sfarfallamento delle femmine, che compaiono alcuni giorni dopo rispetto ai maschi. Diverse osservazioni condotte in questi anni dimostrano che già entro una settimana dall’inizio dei voli, alla comparsa delle prime femmine, è possibile rinvenire coppie in copula. La fecondità delle femmine dipende da diversi fattori, quali l’alimentazione, la temperatura dell’aria e altri. Sulla base delle informazioni fornite da numerosi Autori una femmina è potenzialmente in grado di deporre oltre un migliaio di uova, ma mediamente ne depone circa 400. Le femmine depongono le uova in piccoli gruppi in anfratti del terreno favorevoli all’ovideposizione, prediligendo le porzioni più umide e i terreni a media granulometria. La deposizione viene ultimata in circa tre settimane.

Effetti del suolo e impatto del clima

Terreni con buone proprietà chimico–fisiche e biologiche favoriscono la crescita delle popolazioni di D. v. virgifera. Terreni a composizione equilibrata, ricchi di sostanza organica, da debolmente alcalini a debolmente acidi, dotati di sufficiente umidità sono quindi i più favorevoli alla sopravvivenza di uova e larve. Il tasso di mortalità è più alto nei terreni pesanti e compatti, così come la mobilità delle larve è limitata e anche le radici del mais si presentano meno sviluppate. Anche i terreni fortemente sabbiosi sono sfavorevoli per le larve, in particolar modo in condizioni di scarsa disponibilità idrica. La ridotta umidità crea infatti un ambiente poco favorevole. L’incremento delle popolazioni di D. v. virgifera in appezzamenti in monosuccessione è favorito da inverni miti e primavere umide, che facilitano la sopravvivenza delle uova, ed estati fresche, che favoriscono l’attività di relazione degli adulti. La disidratazione delle uova causa una più elevata percentuale di mortalità che non le basse temperature invernali. La mortalità durante la diapausa invernale è significativa solo in presenza di inverni particolarmente rigidi. Le larve prediligono condizioni di buona umidità, ma sono estremamente sensibili agli eccessi idrici che sono un importante fattore di mortalità durante la schiusa delle uova e la comparsa delle larve di I’età.

Alimentazione e danni delle larve

Le larve di D. v. virgifera sono state per lungo tempo considerate in grado di alimentarsi esclusivamente sulle radici del mais. Studi successivi hanno dimostrato che possono completare il loro sviluppo su numerose altre specie coltivate e spontanee della famiglia Poaceae. Recenti studi condotti negli Stati Uniti e in Europa hanno ampliato il numero di piante ospiti, appartenenti tutte a questa famiglia. Tra di esse si possono ricordare alcune infestanti, come Agropyron intermedium (Host) P. Beauv., Digitaria sanguinalis L. Scop. e Setaria glauca (L.) Beauv., o specie coltivate, come Hordeum vulgare L., Oryza sativa L., Secale cereale L. e Triticum aestivum L. Alcune delle specie citate sono state indicate come possibili 7 ospiti delle larve solo sulla base di indagini di laboratorio. Zea mais L. rappresenta comunque l’unica pianta coltivata sulla quale l’attività di alimentazione delle larve può portare a danni economici alla coltura. L’entità del danno dipende dal numero di larve, ma le condizioni ambientali, le pratiche agronomiche, tra cui l‘irrigazione, le qualità dell’ibrido, ecc., possono interferire sulla loro azione, così come gli interventi di controllo. La produzione può non risentirne se la loro presenza è limitata e il sistema radicale è ben sviluppato o si rigenera durante e al termine del periodo di alimentazione. Al contrario, una perdita di resa si può verificare con popolazioni significative o quando la pianta non riesce a reagire in modo efficace a causa di stress diversi, come la siccità, o limiti agronomici e colturali.

Alimentazione e danni degli adulti

Gli adulti sono polifagi e il danno che causano sul mais è d’importanza secondaria rispetto a quello delle larve. In assenza di polline gli adulti si alimentano sulle foglie e all’inizio della fioritura si concentrano sul pennacchio per poi ritrovarsi sugli stigmi alla ricerca del polline. Dopo la fioritura gli adulti si alimentano ancora per qualche tempo sulle spighe rivolgendo la loro attenzione alle cariossidi neoformate. L’attività degli adulti non infl uisce in genere in modo significativo sulla produzione di granella. Nonostante durante la fioritura gli stigmi freschi possano essere ripetutamente tranciati ed accorciati e questa circostanza possa interferire con l’allegagione della spiga, nei nostri ambienti questo comportamento raramente assume una significativa rilevanza economica a livello di appezzamento. Questa specie è dotata di notevoli capacità di spostamento attivo. Gli adulti sono buoni volatori e la loro diffusione è favorita dal vento. Quando il polline si riduce e gli stigmi imbruniscono, gli adulti possono avere la tendenza a lasciare gli appezzamenti dove sono sfarfallati e dirigersi verso altri campi a mais seminati più tardivamente, e quindi non ancora fioriti, o verso altre piante ospiti. Essi possono infatti alimentarsi del polline e dei tessuti vegetali di numerose altre specie, coltivate e spontanee. Naturalmente questo comportamento, che è posto in essere principalmente dalle femmine, è condizionato anche dalla densità della popolazione di adulti presenti nell’appezzamento di origine, dalle disponibilità alimentari presenti intorno ad esso, dalla topografia della zona, dalla direzione del vento e da molteplici altri fattori che ne possono limitare o accrescerne l’importanza. Sono peraltro proprio questi spostamenti a diffondere la specie a livello territoriale.

Gli attacchi di ferretto (a sinistra nella foto a inizio articolo) sono invece più frequenti e concentrati in areali più definiti in genere su suoli freschi e ben dotati di sostanza organica o in rotazione con colture prative. In questo contesto, nelle aree vocate alla maiscoltura tali infestazioni vanno affrontate adottando opportune strategie di gestione preventiva, attraverso un approccio combinato tra misure agronomiche e lotta diretta. Per quanto riguarda la diabrotica, lo strumento principale di controllo è l’avvicendamento con altre colture, stante che questo insetto è monofago, ovvero si alimenta in modo certamente prevalente della pianta di mais. Più in generale per il controllo delle più diffuse infestazioni combinate diabrotica e ferretto, è possibile mettere in atto strategie difensive basate sulla difesa contro gli adulti di diabrotica o combinata con la difesa della plantula mediante l’impiego di geodisinfestanti applicati alla semina.

In caso di assenza di strategie di difesa si evidenziano danni radicali più gravi e una maggiore incidenza di piante ginocchiate e perdita produttiva. L’applicazione del geodisinfestante o del trattamento insetticida contro gli adulti riduce del 60% i danni radicali e del 55% l’incidenza di piante ginocchiate e allettate. Un’ulteriore riduzione dei danni e delle perdite produttive, è stata ottenuta con la contemporanea applicazione dei mezzi di difesa insetticida alle larve e agli adulti. Epoca di semina, concimazione e irrigazione hanno dimostrato di influenzare positivamente la risposta della coltura al danno radicale. Infatti, semine tempestive sostenute da una buona fertilità del terreno hanno favorito una maggiore capacità di recupero della pianta.

L’impiego di geodisinfestanti svolge un ruolo rilevante nel proteggere la pianta dai ferretti. Da ricerche svolte in Piemonte, dal confronto di numerosi casi emerge chiaramente che l’impiego del geodisinfestante assicura un maggiore investimento colturale in media pari a quasi 1 pianta/m².

Occorre evidenziare che la difesa della coltura nei primi stadi comporta anche un aumento delle produzioni pari in media all’8%; pertanto spesso i danni causati da un parziale diradamento delle piante causato dai ferretti o ad un danno radicale non visibile direttamente causato dalla diabrotica, possono influenzare apprezzabilmente le rese e la redditività della coltura.

Per saperne di più sulla diabrotica del mais scarica il pdf dal link sottostante!

diabrotica_istruzioni_tecniche

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2021 Assomais, tavolo di confronto per la filiera maidicola • Credits Slowmedia