Prezzo del mais: il crollo dei frumenti ha influito negativamente

L’avvio della campagna cereali 2016 è stata decisamente nera per i frumenti e come spesso capita, la tendenza negativa delle quotazioni ha avuto ricadute anche sul prezzo del mais, che è tornato a scendere dopo i rialzi sul mercato italiano dal mese di aprile e che avevano caratterizzato anche le prime rilevazioni di giugno. Lo rileva Borsa Merci Telematica nella sua analisi sul mercato cerealicolo all’ingrosso, compiuta

a partire dai listini rilevati dalle Camere di Commercio e Borse Merci nazionali.

BMTI segnala infatti che a partire da metà giugno le quotazioni del mais nazionale sono scese in tutti i principali centri di scambio nazionali. Un andamento su cui hanno inciso sia i cali che si sono registrati nei principali mercati esteri sia la bassa domanda

riscontrata nel mercato italiano, causata dalla maggiore competitività di prezzo dei frumenti teneri foraggeri rispetto al mais. I rialzi osservati nella prima parte di giugno hanno comunque comportato una crescita su base mensile dell’8,5%, con i prezzi, analizzati da BMTI tramite il FINC – Fixing Indicativo Nazionale Camerale, attestati su un valore medio di 196 €/t.

Si è mantenuto in territorio positivo il confronto anno su anno, con i prezzi più elevati di quasi il 40% rispetto a giugno 2016.

La scorsa settimana, conferma il sito Obiettivo Cereali, l’offerta di frumento tenero per usi zootecnici ha contribuito ad abbassare le quotazioni del mais nazionale. Il ribasso è stato di 3 euro/t

a Milano (“con caratteristiche superiori” 200 euro/t, “convenzionale” 196,50 euro/t) e di 4 euro/t a Bologna (188 euro/t).

Sui mercati esteri i prezzi hanno ripreso a aumentare leggermente. A Parigi il future di agosto ha chiuso a 171 euro/t, a Chicago (per luglio) la chiusura è stata di 349,6 cent/bushel (124,60 euro/t).

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2019 Assomais, tavolo di confronto per la filiera maidicola • Credits Slowmedia