Il mais in Italia, in Europa e nel mondo

Il mercato delle commodity agricole, e quindi anche del mais, è fortemente liberalizzato e il prezzo internazionale è il risultato degli scambi commerciali ovvero dei comportamenti di coloro che operano su questi marcati. Nel caso del mais i fattori strutturali che caratterizzato questo mercato sono la tendenziale concentrazione dell’offerta (ad esempio Brasile, Stati Uniti, Ucraina e Argentina esportano l’83% del totale mondiale), la crescita della produzione mondiale (il 3,6% l’anno nell’ultimo decennio) e dei consumi (+2,3% l’anno), la domanda di biocarburanti che ha stimolato lo sviluppo di questo cereale negli Stati Uniti (Usda, 2014).
A queste tendenze si sommano i fattori congiunturali legati agli andamenti meteo-climatici, la svalutazione del dollaro statunitense, la speculazione sui mercati a termine o le dinamiche dei costi dei noli che condizionano fortemente l’andamento dei prezzi, cui si aggiungono le vicende legate alla stabilità politica di alcuni importanti paesi produttori.

Sul versante delle quotazioni internazionali, il mais accusa una congiuntura sfavorevole anche in conseguenza di annate favorevoli che hanno accresciuto il livello degli stock appesantendo il mercato. Un’analisi delle serie storiche rileva delle componenti di trend positive piuttosto incerte anche a causa della crescente instabilità delle quotazioni che rende questi mercati fortemente aleatori e difficilmente prevedibili.

Quadro italiano e prospettive del mais

La congiuntura sfavorevole dei prezzi e delle produzioni assieme alle ben note vicende legate alle aflatossine sembrano aver innescato una fase recessiva negli investimenti colturali a mais. I dati provvisori rilevano, tra il 2011 e i 2013 cali di superficie e di produzione pari, rispettivamente, al 10 e 25%. Questi dati lasciano intravedere l’avvio di una fase recessiva per il mais.

Ma è possibile affermare che il mais sia effettivamente entrato in una fase recessiva? Quali sono i fattori che caratterizzato la situazione attuale rispetto a quella di 30 anni fa? Questi fattori sono congiunturali, cioè temporanei, o strutturali? E ancora, esistono ancora dei margini di convenienza per il mais?

I fattori che hanno portato a questa situazione sono stati in parte già accennati:

  • eventi climatici avversi (siccità, piogge primaverili prolungate);
  • stagnazione delle rese;
  • calo delle quotazioni;
  • problemi fitosanitari.

Alcuni eventi come quelli climatici sono congiunturali anche se molti esperti li considerano ormai strutturali perché legati ai cambiamenti climatici, altri più strutturali come la dinamica poco brillante delle rese, altri ciclici come i prezzi e altri come i problemi fitosanitari (aflatossine, diabrotica) che rischiano di diventare strutturali se non gestiti in modo corretto.

È evidente che un’inversione di tendenza delle rese ovvero la gestione dei problemi fitosanitari è legata a dei cambiamenti nelle tecniche colturali.

 

Il mais in Italia

Il mais nell’Unione Europea

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2017 Assomais, tavolo di confronto per la filiera maidicola • Credits Slowmedia