Residui colturali del mais: come gestirli in conservativa

Vorrei avere informazioni sui residui colturali del mais. Nella nostra azienda effettuiamo minima lavorazione e volevo sapere i livelli dei nutrienti che lasciano nel suolo per sapere come concimare in futuro.

Domanda posta da Corrado Operti

La presenza del residuo colturale sulla superficie del campo rappresenta un’importante fattore per il mantenimento della fertilità dei suoli ed è uno dei principi chiave dell’agricoltura conservativa. La lenta degradazione dei residui favorisce infatti la formazioni di sostanza organica stabile, la cui azione positiva si evidenzia su molte delle caratteristiche fisicochimiche del terreno. La frazione non humificata che viene degradata rapidamente rappresenta poi un’importante fonte di elementi nutritivi che vengono restituiti al terreno e di cui si può tenere conto nel bilancio delle concimazioni. L’asporto di elementi nutritivi di una coltura di mais che produce 10 t/ha di granella secca è pari a 140 kg/ha di azoto, 60 kg/ha di fosforo e 50 kg/ha di potassio nel caso in cui si raccolga la sola granella e si interrino gli stocchi.
Se la pianta viene utilizzata intera come foraggio asporta 240 kg/ha di azoto, 100 kg/ha di fosforo e 210 kg/ha di potassio.
I residui colturali lasciati in superficie hanno inoltre un’altra importantissima funzione che è quella di proteggere il suolo dall’azione battente delle piogge, che rappresenta un importante fattore di degradazione della struttura glomerulare che prelude al compattamento.

I residui colturali in superficie possono però rappresentare un ostacolo alle operazioni di preparazione del terreno, di semina, di rincalzatura e di irrigazione per scorrimento, ostacolando l’azione delle macchine operatrici e il deflusso dell’acqua. La presenza di abbondante residuo in primavera rallenta inoltre il riscaldamento del terreno e la sua asciugatura, costringendo a ritardare le semine, soprattutto nella non lavorazione. La degradazione del residuo durante i mesi invernali, è il primo obiettivo da raggiungere per trovarsi poi a primavera con meno massa in campo e quindi meno intralcio nelle operazioni meccaniche. Il disfacimento dei residui avviene ad opera degli organismi viventi presenti nel terreno, ed in particolare batteri, funghi e lombrichi. Poiché questi organismi vivono nel suolo, è fondamentale che i residui colturali per essere degradati vengano a contatto con il terreno.

Residui non trinciati, soprattutto nel caso del mais, o accumulati in una parte del terreno (es. le andane dietro la mietitrebbia) rimarranno in parte sospesi dal terreno e non si degraderanno entro la primavera successiva. Da questo punto di vista le tecniche di agricoltura conservativa sono le più idonee per aumentare e mantenere la biodiversità del suolo e questo favorisce a sua volta una corretta degradazione del residuo. Nei primi anni di passaggio dalle lavorazioni tradizionali all’agricoltura conservativa, se la biosfera del terreno non è particolarmente attiva, ci potrebbero essere maggiori difficoltà di degradazione del residuo colturale e quindi occorre maggiore attenzione alla sua gestione.

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2017 Assomais, tavolo di confronto per la filiera maidicola • Credits Slowmedia